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16 Dec

Google e la censura cinese, è guerra

La Redazione - 13 gennaio 2010
La Redazione
13 gennaio 2010
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La censura cinese non piace a Google che potrebbe presto lasciare il Paese per non voler più filtrare le informazioni da inserire sul motore di ricerca.

Google ha infatti denunciato di aver subito attacchi informatici provenienti proprio dalla Cina e aventi come oggetto militanti cinesi per i diritti umani oltre ad alcune grandi società; per questo Mountain View avrebbe deciso di non filtrare più le informazioni sul suo sito cinese e avrebbe minacciato di chiudere qualsiasi attività nella Repubblica popolare.

Il New York Times di ieri ha scritto che le caselle postali di attivisti all’opposizione sarebbero state violate da pirati informatici cinesi riportando anche le parole di Google secondo cui "uno degli obiettivi primari degli hackers era di accedere agli account Gmail degli attivisti di difesa dei diritti umani cinesi".

A chiedere spiegazioni in merito alla questione, che rischia di diventare in questo modo anche politica, è stato anche il segretario di stato Usa Hillary Clinton che ha fatto sapere di aver chiesto delle spiegazioni a Pechino in merito al "caso Google" che "solleva molte domande e preoccupazioni".

Il governo cinese e i media ufficiali non hanno commentato in alcun modo nè le dichiarazioni della Clinton nè le comunicazioni di Google.

Va detto che l’uscita dal mercato cinese da parte di Google, se ora sarebbe innocua in quanto il colosso mondiale non genera così tanti ricavi per Mountain View, potrebbe rivelarsi letale fra qualche anno quando la Cina diventerà il più importante mercato mondiale per quel che riguarda Internet e l’hi-tech.

"Si tratta di scontro tra titani. C’è un grande paese e una grande azienda. Il problema è che se Google decidesse di abbandonare il mercato cinese, la Cina risponderebbe non c’è alcun problema, abbiamo milioni di persone che vogliono prendere il vostro posto", ha non a caso dichiarato l’ex capo del Dipartimento Usa per i crimini informatici Mark Rasch.

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