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18 Dec

Gruppo su Facebook contro i bimbi Down oscurato

La Redazione - 23 febbraio 2010
La Redazione
23 febbraio 2010
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E’ stato oscurato il gruppo su Facebook Deridiamo i bambini Down che in pochi giorni aveva raccolto circa 1.700 iscritti tra uomini e donne, i quali avevano accettato la foto di un bambino con i tratti tipici della malattia e sulla cui fronte era scritto "Scemo".

Restano aperti i siti e  gruppi a sostegno dei bambini down e contro ogni atto di violenza ai loro danni.

Sul gruppo oscurato di leggeva: "è così difficile da accettare questa malattia… perchè dovremmo con vivere con questi ingnobili creature… con questi stupidi esseri buoni a nulla? I bambini down sono solo un peso per la nostra società. Dunque cosa fare per risolvere il problema? Come liberarci di queste creature in maniera civile? Ebbene sì signori… io ho trovato la soluzione: essa consiste nell’usare questi esseri come bersagli, mobili o fissi, nei poligoni di tiro al bersaglio. Una soluzione facile e divertente per liberarci di queste immonde creature".

Immediata la caccia ai colpevoli con l’allerta anche dall’America, come ha spiegato il direttore della polizia postale, Antonio Apruzzese: "solo il server, che è a Palo Alto, può decidere di rimuovere i gruppi. Noi li abbiamo allertati subito e contestualmente abbiamo avvertito l’autorità giudiziaria. Due procure, Catania e Pescara, stanno procedendo".

L’ipotesi di reato potrebbe essere istigazione a delinquere ma per rintracciare i responsabili occorrerà sempre attendere elementi dalla California in quanto bisognerà "vedere quali tracce saranno riusciti a congelarci sul server. Il problema della rete è che è transnazionale. Quindi l’unica cosa che serve è la cooperazione tra Stati".

Sul caso era intervenuta anche l’Autorità Garante per la privacy che, dopo aver preso atto "che il gruppo choc su Facebook contro i bambini down è stato doverosamente e tempestivamente oscurato" ha invitato "i mezzi di informazione che intendano documentare questo grave episodio ma anche gruppi attivi su Internet, anon rendere in alcun modo riconoscibile il bambino oggetto dello sfregio, avendo l’accortezza di oscurarne o pixelarne adeguatamente il volto".

La foto, ha affermato il Garante, "al di là della concreta possibilità di consentire l’identificazione del neonato, è in sé lesiva della dignità della persona".

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