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Anonymous: arrestati 4 hacktivisti in Italia

17 maggio 2013
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Si chiama “Tango Down” l’operazione ordinata dalla Procura di Roma che ha portato agli arresti domiciliari quattro hacker accusati di attacchi a siti del Governo, del Parlamento e del Vaticano. Secondo la Polizia postale avrebbero agito, oltre che per fini personali, in nome del famoso collettivo hacktivista Anonymous.

Il CNAIPIC, ovvero il Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (sempre della polizia postale), ha effettuato diverse perquisizioni a Roma, ma anche a Bologna, Torino, Venezia, Ancona e Lecce e sequestrato molto materiale informatico, di cui non si conosce ancora natura ed importanza.

Sarà molto difficile per gli inquirenti capire se effettivamente gli hacker fossero parte del movimento o ne sfruttassero solo il nome per fini personali; d’altra parte è proprio la natura di Anonymous ad essere difficilmente delineabile e anche sugli stessi canali “ufficiali” del gruppo, da Twitter ad alcuni spazi web, le informazioni e le notizie sono spesso in contrasto fra loro.

Nel 2008 Chris Landers, sulle pagine del Baltimora City Paper, aveva già centrato il punto: “Anonymous è la prima coscienza cosmica basata su Internet, Anonymous è un gruppo, nello stesso senso in cui uno stormo di uccelli è un gruppo. Come si fa a sapere che è un gruppo? Perché viaggiano nella stessa direzione. In qualsiasi momento, più uccelli possono unirsi, lasciare lo stormo o staccarsi completamente verso un'altra direzione”.

E’ proprio così, e mentre ognuno costruisce la sua opinione sui cosiddetti crimini informatici, la tecnologia galoppa e i sistemi di sicurezza procedono di pari passo con i metodi per violarli.

Paradossalmente, ma neanche tanto, l’unica soluzione a certe “violazioni” può essere solo una: non avere segreti.

Michele Antonelli

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