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13 Dec

Il download illegale di musica alimenta il mercato della musica

LaRedazione
4 novembre 2009
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C’è una differenza sostanziale tra chi scarica musica illegalmente e chi non sa neanche cosa sia il file-sharing: i primi spendono all’incirca 85 euro l’anno per dischi,  CD e Mp3; i secondi invece non arrivano a spenderne 50. Paradossale? Forse, ma sono proprio questi i risultati di un’indagine condotta da Demos, un think tank inglese che ha intervistato 1008 persone tra i 16 e 50 anni.

Un intervistato su dieci ha ammesso di scaricare musica illegalmente, ma 8 persone su 10 dello stesso gruppo hanno affermato di comprare musica in Cd, in vinili e in Mp3.

Per quanto riguarda i servizi utilizzati, ecco alcuni dati messi in rilievo dal sondaggio: il 50% degli intervistati utilizza YouTube e il 22% ascolta la radio online; Napster è utilizzato da uno scarso 4% mentre il 21% ha dichiarato di non sapere neanche di cosa si tratta; il 9% utilizza Spotify e molti di questi hanno dichiarato di non essere iscritti all’account premium.

Il 75% dei giovani tra i 16 e i 24 anni ha invece dichiarato di pagare volentieri per un Mp3, ma per un brano bisognerebbe poter pagare 45 penny. A tal proposito, il ricercatore di Demos Peter Bradwell ha notato come il mondo della musica sia cambiato e come i consumatori richiedano prezzi più bassi.

La questione risulta essere molto delicata soprattutto in Inghilterra, dove il Governo minaccia adottare la tecnica francese di staccare la connessione a chi abusa del file sharing. Secondo il sondaggio, nessuno trasgredirebbe più la legge se questa minaccia si trasformasse in realtà.

Ma se sono proprio i trasgressori ad alimentare il mercato musicale, eliminarli rendendoli "legali" non potrebbe essere una manovra completamente sbagliata?

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