0 Shares 7 Views
00:00:00
11 Dec

La Google Tax ritirata in Senato

LaRedazione
25 novembre 2013
7 Views
google tax

Colpo di scena per quanto riguarda la cosiddetta Google Tax: l’imposta, presentata dall’esponente del Partito Democratico Francesco Boccia, non farà parte del decreto della legge di stabilità che sta per essere approvata dal Governo Letta.

Una novità sorprendente considerando che l’iter sembrava ormai stabilito, ma la decisione sembra quella di non affrettare i tempi, considerando la complessità e la vastità della materia, e di riscrivere la legge, sempre con la regia di Boccia, per preparare non un decreto da inserire in una manovra del Governo, bensì per affrontare un vero e proprio iter legislativo, più lungo ma che dovrebbe portare ad una regolamentazione completa del sistema entro il 2015.

Una decisione forse controversa, ma va sottolineato come l’argomento meriti probabilmente una riflessione più ampia, piuttosto che una frettolosa soluzione per cercare di mettere un freno al problema dell’evasione fiscale da parte dei colossi di internet.

Aziende come Google ed Amazon infatti, pur essendo coinvolte in un giro d’affari miliardario in Italia, non corrispondono direttamente che una piccola parte delle loro tasse all’erario nazionale, visto che per questi servizi la legislazione fiscale alla quale fare riferimento è quella della comunità europea. Una problematica che è stata posta all’attenzione dell’opinione pubblica nelle ultime settimane anche da Andrea Pezzi, ex volto noto della televisione ed attualmente impegnato con il suo progetto OVO, video enciclopedia multimediale rigorosamente made in Italy, che si ritrova paradossalmente penalizzata, nonostante l’evidente disparità di risorse, rispetto ai colossi che dominano il mondo della rete.

Con la partecipazione a convegni e l’organizzazione di diverse iniziative, Pezzi ha sostenuto il decreto legge di Boccia, ma tutta la situazione sembra ora destinata ad evolversi in tempi sensibilmente più lunghi. In pratica il Governo e la legislazione italiana dovrà capire come intervenire legittimamente in quella che è a tutti gli effetti una questione di diritto comunitario, ovvero di come intervenire a livello fiscale su servizi che vengono di fatto erogati da altri paesi dell’unione, direttamente nel nostro paese.

In più, si dovrà valutare anche una regolamentazione del cosiddetto diritto d’autore in rete, visto che siti come Google tendono sistematicamente, per la loro natura di motori di ricerca, a riprodurre all’interno del proprio ‘recinto’ contenuti che in realtà non gli apparterrebbero. Questioni dunque da affrontare con cautela, ma anche con la dovuta celerità considerando che secondo i calcoli effettuati, il non esercitare un diritto fiscale in maniera diretta sui colossi del web costerebbe allo Stato centinaia di milioni di euro ogni anno, oltre a penalizzare ovviamente le aziende locali. Per ora comunque l’unica cosa certa è che il controverso emendamento sulla Google Tax sia stata ritirato.

 

 

Vi consigliamo anche