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13 Dec

La proposta di legge per Internet della Carlucci è illegale e amorale

La Redazione
10 marzo 2009
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Gabriella Carlucci ha presentato sul suo blog una proposta di legge volta a "regolamentare Internet, la quale, prevedendo il divieto dell’anonimato in rete, contribuisse ad impedire che casi simili si ripetano in Italia": con casi simili la Carlucci intende reati di pedopornografia.

Peccato che, a ben leggere tra le righe come hanno fatto tanti, ci si rende presto conto che a stilare la proposta di legge antipedofilia sia stato tale Davide Rossi che fa capo ad Univideo, società che si occupa di Home Entertainment: una proposta, dunque, che se si occupa di padopornografia in realtà si interessa molto più a tutelare il diritto d’autore che altro.

Ed è dunque lecito domandarsi se una legge per combattere il reato di pedofilia online non sarebbe stata meglio redigerla in collaborazione con una Onlus che si occupa di queste cose invece che con una società che si occupa di Entertainment e che cerca di fare il suo interesse mascherandolo con l’interesse comune dei cittadini italiani.

Tra i punti più controversi della proposta sicuramente quello che riguarda l’anonimato in Rete, vietato espressamente dalla Carlucci che nella bozza scrive che è vietato immettere in maniera anonima in Rete "contenuti in qualsiasi forma" per cui anche i soggetti che rendono possibile l’anonimato (provider, operatori della comunicazione, titolari di blog e magazine, etc) "sono da ritenersi responsabili" al pari con gli utenti "di ogni e qualsiasi reato, danno o violazione amministrativa cagionati ai danni di terzi e dello Stato".

Forse la Carlucci e chi per lei non hanno studiato per bene la normativa comunitaria che vieta (Direttiva UE 31/2000 e D.Lgs. 70/2003) che la responsabilità dei singoli ricada sui provider e si sono dimenticati di pensare che lo Stato fino a quando non darà agli utenti degli strumenti per la tutela della propria persona online non potrà assolutamente esigere che questi non si "firmino" in maniera anonima e anzi lascino tranquillamente i propri dati alla mercè di tutti.

E poi, ci chiediamo, chi potrebbe garantire che colui che si è firmato Tal dei Tali sia davvero Tal dei Tali e non un’altra persona mascherata da Tal dei Tali?

Suggeriamo all’onorevole Carlucci e ai suoi collaboratori di studiare la normativa esistente e soprattutto imparare ad utilizzare Internet andando oltre la digitazione degli indirizzi e la presa di posizione su argomenti che stanno a cuore a tutti nascondendone invece altri. Sarebbe un passo avanti enorme e la possibilità di dimostrare che l’Italia non è solo il Paese del pressapochismo e del nullafacentismo.

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