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15 Dec

Privacy digitale. I consigli su come proteggere i nostri dati sensibili

LaRedazione - 8 agosto 2013
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8 agosto 2013
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I dati che affidiamo alla rete per l’home banking, lo shopping online e le comunicazioni, sono vulnerabili contro veri e propri attacchi di spionaggio e contro la pratica truffaldina del phishing. I “furti d’identità” sono in agguato. Ci si mettono pure i governi: le rivelazioni sugli spioni americani rafforzano la sensazione che la riservatezza nel web sia una bufala. La rete assomiglia a una giungla. E gli utenti sono molto, molto arrabbiati. Siete pronti a non soccombere?

E’ possibile evitare che i cosiddetti “dati sensibili” siano oggetto di analisi, statistiche e monitoraggi ossessivi da parte di perfetti sconosciuti, anche se con la scusa dell’antiterrorismo o dell’offerta dei migliori servizi?
Si definiscono “sensibili” quei dati che rivelano l’orientamento politico, sessuale e religioso di una persona, il suo stato di salute, i suoi consumi e perfino la sua adesione a una palestra o un’associazione qualunque. Come proteggerli?

Le soluzioni esistono: dispositivi e programmi dedicati, in crescita per numero, per target e per modo d’azione. Soluzioni hardware e software che proliferano perché la domanda di sicurezza aumenta! Come potrebbe essere altrimenti? sempre attività si stanno trasferendo sul web: la posta in gioco è alta.
C’è un altro strumento, un tool piuttosto “basic”, che l’Autorità per la Privacy ha elaborato per il pubblico dei consumer. Si tratta del “Codice in materia di protezione dei dati personali”, e si trova in un decreto che ha dieci anni di vita. C’è solo un piccolo problema: quel Codice da’ molte dritte, ma tocca a ciascuno di noi applicarle. In pratica, si tratta di un decalogo al quale ispirarsi. L’ispirazione è una buona cosa, ma basta a spingere all’azione?
Per fortuna esistono sempre più applicazioni che, una volta scaricate, fanno il lavoro al posto nostro.

Un esempio? Si possono comprare “scorte di password”, una moltitudine di codici che si auto-aggiorna e che fa capo a una singola cassetta di sicurezza virtuale. Questo rende le password del tutto “imprendibili” e ci solleva dal dovercele appuntare. Chi non ha usato la stessa password per quattro o cinque servizi diversi?
Ecco, non dovremo più correre questo rischio. Basta cercare “password manager” e il gioco è fatto.
Se le pubblicità nella casella di posta ci sembrano aggressive, possiamo reagire mettendogli alle calcagna dei software che le scacciano: cercate “protezione da annunci pubblicitari” e scaricate la più easy.
Altra semplice accortezza: cancellare la cronologia. In fondo, non è indispensabile.
La privacy digitale è sotto attacco anche a causa della crisi economica. Inutile nascondere che sarà dura proteggere i dati sensibili dalle molte aziende in emorragia di clienti e che, fameliche, ne cercano di nuovi per sopravvivere. Ancora una volta, è il mercato a muovere le pedine allo scontro.

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