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Sentenza Google, ecco le motivazioni

La Redazione - 13 aprile 2010
La Redazione
13 aprile 2010
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E’ stata resa nota ieri in serata la sentenza che ha portato alla condanna di tre dirigenti di Google Italia per la pubblicazione di un video contenente maltrattamenti nei confronti di un disabile.

Il giudice di Milano, Oscar Magi, scrive infatti in sentenza che non può esistere "la sconfinata prateria di internet dove tutto è permesso e niente può essere vietato" aggiungendo che "esistono, invece, leggi che codificano comportamenti e che creano degli obblighi; obblighi che, ove non rispettati, conducono al riconoscimento di una penale responsabilità".

Dunque, per il giudice della quarta sezione penale, "non esiste" la "sconfinata prateria di internet (…) pena la scomunica mondiale del popolo del web".

Secondo il giudice, infatti, "Google Italia trattava i dati contenuti nel video caricati sulla piattaforma di Google Video e ne era quindi responsabile perlomeno ai fini della legge sulla privacy" e "l’informativa sulla privacy era del tutto carente o comunque talmente nascosta nelle condizioni generali di contratto da risultare assolutamente inefficace per i fini previsti dalla legge".

Immediata la replica di Google: "stiamo leggendo le 111 pagine del documento di motivazioni del giudice. Tuttavia, come abbiamo detto nel momento in cui la sentenza è stata annunciata, questa condanna attacca i princìpi stessi su cui si basa Internet. Se questi principi non venissero rispettati, il Web così come lo conosciamo cesserebbe di esistere e sparirebbero molti dei benefici economici, sociali, politici e tecnologiche che porta con sé. Si tratta di importanti questioni di principio ed è per questo che noi e i nostri dipendenti faremo appello contro questa decisione".

Il 24 febbraio scorso tre dirigenti di Google vennero condannati a sei mesi, con la sospensione condizionale della pena, per violazione della privacy, mentre vennero assolti dal reato contestato di diffamazione; u quarto dirigente, accusato di diffamazione, venne assolto.

Al centro del processo, c’era un video che mostrava un ragazzino disabile insultato e picchiato da alcuni compagni di scuola di un istituto tecnico di Torino; il filmato venne realizzato dagli studenti nel maggio 2006 e caricato su Google Video l’8 settembre, dove rimase cliccatissimo per circa due mesi.

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