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Sentenza USA contro la net neutrality

LaRedazione - 15 gennaio 2014
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15 gennaio 2014
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Quali ripercussioni avrà la sentenza di una Corte d’appello di Washington contro la net neutrality in Italia?

Spiegato brevemente, la “Federal Communications Commission“, l’agenzia governativa degli USA creata per regolamentare tutti i traffici telefonici, satellitari, via web ecc, aveva stabilito una normativa che, di fatto, impediva ai providers ed ai fornitori di banda larga, di poter effettuare un’offerta personalizzata di traffico basata sulla tipologia di abbonamento.

Più nello specifico, la cosiddetta “Open Internet Order“, impediva ai providers di favorire alcune tipologie di traffico web rispetto ad altre. Un regolamento in vigore dal 2010, ideato proprio per evitare che i fornitori di banda larga non interferissero a piacimento sul traffico Internet, bloccando e discriminando ad esempio alcuni tipi di dati on-line solo perché magari non rientravano nelle linee delle loro strategie finanziarie.

Una barriera per tutti quei providers intenzionati a favorire determinati tipologie di traffico, quali streaming, news, contenuti social ecc. Regole che garantivano e rappresentavano un cardine per il concetto di neutralità del web, inteso come una sorta di “vettore” libero ed assolutamente aperto.

Contro il concetto Open Internet Order si è scagliato uno di questi providers: “Verizon” che, contro l’impossibilità di gestire e scegliere autonomamente i “pacchetti” di traffico ed i propri piani commerciali, decide di muovere ricorso, sostenendo che la FCC non aveva l’autorità per regolamentare, tramite le leggi sui traffici, anche ed in modo indiretto, le sue politiche aziendali.

Ricorso accettato dalla Corte d’appello che, invalidando così la net neutrality, apre uno scenario del tutto nuovo, comportando sicuramente implicazioni notevoli non solo per i providers ma, per tutti i consumatori, gli utenti del web e per l’intero futuro della rete.

Le conseguenze di questa sentenza, a detta degli esperti, aprirebbero una prospettiva per un nuovo “modello di rete”, che si avvicinerebbe molto al sistema della TV via cavo Statunitense. Vale a dire contenuti “spacchettizzati” e monetizzati singolarmente, con diversi tipi di abbonamento.

Il prossimo passo della FCC potrebbe essere un appello alla Corte Suprema oppure l’ accettazione della sentenza, cominciando a lavorare su un nuovo regolamento che ne applichi le decisioni. Sentenza in cui comunque si ribadiscono come validi gli obblighi di trasparenza sanciti dalla Open Internet Order.

E in Italia? Le direttive europee sanciscono il diritto alla trasparenza per i clienti dei gestori che, sono obbligati a divulgare tutte le eventuali operazioni di restrizione ai traffici di dati. In linea di massima però non esiste una vera e propria normativa che regolamenti in maniera netta il tema.

Staremo a vedere se i “riverberi” della sentenza USA avranno conseguenze sulla net neutrality italiana.

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