Social network e Web 3.0, l’Ue accelera

L’unione Europea vuole accelerare il passaggio al Web 3.0 e per farlo vuole legiferare in tal senso così da dare concretezza al progetto.

Ne parla nello specifico la solita Viviane Reding secondo cui si "far sì che il Web 3.0 sia fatto e utilizzato in Europa" e nel dire questo il Commissario Ue alla Società dell’Informazione ha annunciato l’avvio di una consultazione pubblica per definire le possibili politiche pubbliche a favore del Web 3.0 e gli interventi da parte delle aziende.

"L’Internet del futuro cambierà radicalmente la nostra società", ha dichiarato la Reding. "Web 3.0 significa potersi dedicare ad attività commerciali, sociali e ricreative in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, senza soluzioni di continuità, grazie a reti veloci, affidabili e sicure. Il Web 3.0 mette fine alla divisione tra linee fisse e mobili e rappresenta un enorme balzo in avanti dell’universo digitale, che da qui al 2015 vedrà decuplicata la sua scala. L’Europa ha le competenze e la capacità di rete necessarie per essere all’avanguardia di questa trasformazione".

A dimostrazione di ciò i numeri: l’aumento nella diffusione della banda larga, fattore fondamentale di sviluppo per Internet di prossima generazione che, secondo i dati forniti dalla Commissione a fine 2007, copre la metà degli europei che possono navigare a oltre 2 megabit/sec.

La banda larga copre, dice l’Ue, il 70% della popolazione rurale dei 27 Stati membri, percentuale che si avvicina a quella relativa alla copertura totale (93%); lo scorso anno, la copertura della banda larga nelle zone rurali dell’UE è aumentata di 8 punti percentuale.

Questo risultato "è stato ottenuto grazie alla realizzazione di un contesto pro-concorrenziale e alle competenze maturate da cittadini e imprese nell’utilizzo delle tecnologie piu’ avanzate. Una scarsa concorrenza può frenare invece gli investimenti nel settore delle tecnologie avanzate e mantenere i prezzi elevati", ha concluso la Reding.

La Commissione ha dunque lanciato una consultazione pubblica sulla sua politica nel settore e sui possibili interventi del settore privato; il rapporto propone un nuovo indice di prestazione della banda larga (indice BPI) che mette a confronto le prestazioni dei vari Stati riguardo ad aspetti fondamentali quali la velocità della banda larga, il prezzo, la concorrenza e la copertura del servizio.

Secondo questo indice, che integra l’indice più tradizionale di penetrazione della banda larga finora utilizzato dai regolatori nel settore delle telecomunicazioni, la Svezia e i Paesi Bassi figurano ai primi due posti della classifica sulla banda larga in Europa.

E se nel 2007 un quarto degli europei usava siti web 2.0, stanno sempre più prendendo piede le applicazioni aziendali basate sulle reti sociali; si prevede inoltre un aumento anche per il software aziendale basato su Internet (+ 15% a livello mondiale) entro il 2011.

La Commissione sostiene dunque che l’Ue dovrebbe incentivare gli investimenti nell’accesso a banda larga della prossima generazione, garantire la concorrenza nel settore, evitare restrizioni alla possibilità di scelta offerta ai consumatori, salvaguardare la fiducia dei consumatori nell’uso di Internet e finanziare la ricerca sui servizi Internet di domani.

La Reding, in questo senso, si è anche detta favorevole a una autoregolamentazione dei social network dal momento che si calcola che entro il 2012 gli utenti che usufruiranno di questo tipo di servizi saranno circa 108 milioni e il giro di affari aumenterà in maniera esponenziale.