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11 Dec

Datagate, il ‘papà di Internet’ attacca i governi coinvolti

28 giugno 2013
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I padri di Internet entrano prepotentemente nella guerra del datagate: parte Tim Berners-Lee che, contro PRISM e questo ‘sporco’ traffico di dati, si indigna anche contro i grandi paesi coinvolti, accusandoli di falsi moralismi e di non esser poi così distanti da quelle dittature tanto combattute e aspramente criticate. E l’Italia continua a rivelare scenari inquietanti legati ai servizi segreti.

Mai come ora, i Garanti della Privacy devono lavorare per tutelare la collettività. Su questo scambio e traffico di dati personali delle agenzie governative si esprime Tim Berners-Lee che, durante una premiazione in Inghilterra, sfrutta l’occasione di dire la sua al The Times: “Nel Medio Oriente, la gente ha accesso a Internet ma viene spiata e quindi anche incarcerata. Può essere facile per chi abita in Occidente dire: ‘Oh, non bisognerebbe permettere a quei governi malvagi di spiare Internet!’ Il progetto originale del web, 24 anni fa, era quello di uno spazio universale. Non avevamo in mente un particolare computer, linguaggio o browser. Quando si realizza qualcosa di universale… può essere usato per cose buone o per cose cattive. Dobbiamo assicurarci solo che non venga corrotto da qualche grande azienda o qualche governo che cerca di usarlo per ottenere il controllo totale”.

Queste dichiarazioni sono molto importanti, perché rilasciate da uno dei fondatori del mondo di Internet e del World Wide Web. Ovvio che questo non può far altro che portare ancora più disonore ad una vicenda che sembra non toccare mai il fondo.

A tutto ciò, poi, si lega questo forte sentimento di insicurezza e di sospetto. Dopo Francia e Spagna, è l’Italia che si è mossa per chiarire questo ‘segreto controllo‘ degli utenti del web: il ‘Decreto del 24 gennaio del Presidente del Consiglio‘ (Mario Monti) è l’indagato principale. Si parla della libertà di Aise ed Aisi (i servizi segreti italiani) di poter accedere al database dei dati personali di tutte le società che firmano la convezione, senza alcuna supervisione. La cosa preoccupante è che Telecom, Poste Italiane, Finmeccanica, Agenzia delle Entrate (il Fisco), Enel, Eni, Alitalia e Ferrovie dello Stato sono già facenti parte della convenzione, e quindi ogni dato personale è già stato trattato senza alcun controllo.

Sembra che questa guerra stia rivelando uno scenario veramente oscuro, che elide le democrazie e mostra nuove forme di dittatura, alle quali nessuno avrebbe mai creduto. Sembra proprio che le teorie dei complotti non siano il risultato di una mente fantasiosa, ma la nuda e cruda verità: ancora nessuno sa che fine abbia fatto Snowden e ci si chiede soprattutto a chi toccherà, dopo Microsoft e Google. Nessuno, comunque, può negare la libertà a Sir Tim Berners-Lee di esternare il proprio disgusto per come è mutato quel meraviglioso mondo che è Internet.

A quale speranza dobbiamo aggrapparci ora?

[foto: media.tibetsun.com]

Francesco Calderone

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