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UE grazia Google, ma l’Italia vuole chiarezza sulla privacy

26 giugno 2013
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Google nel mirino della tutela per la privacy: l’UE scende in campo e scagiona il colosso di Mountain View sulla diffusione di dati personali, considerandolo solo un motore di ricerca. Intanto l’Italia irrompe e, come per la Francia, il Garante pretende ‘chiarimenti’, onde incorrere in eventuali sanzioni.

Dopo le vicende in cui sono incappate di recente Microsoft e Skype, è la volta di Google. Il timore che ogni colosso del web abbia le mani sporche su questa incontrollata fuga di dati personali, spinge in molti a chiedere chiarimenti sulla tutela della privacy. Questa volta però l’UE sembra aver graziato Google, dato che, secondo Niilo Jaaskinen, avvocato generale della Corte di Giustizia Europea: “Fornire gli strumenti per individuare informazioni, come fa Google, non implica il controllo sui contenuti delle pagine Web di terze parti, e ancor di più quello sugli eventuali dati personali pubblicati. Quindi non può essere ritenuto responsabile e di conseguenza rispondere positivamente alle richieste del Garante per la privacy”.

Tutto ciò si lega al ‘diritto all’oblio‘: in parole povere, è il diritto che garantisce ad una persona, senza particolari motivi, di evitare il diffondersi dei propri dati personali, nella realtà come nel web. Dal punto di vista dell’UE, non si può applicare questo diritto ad un motore di ricerca, che raggruppa solamente le informazioni di terzi, mentre è sanzionabile solamente qualora non rispetti i codici di esclusione o ignori richieste, dai siti in questione, di cancellazione dell’indicizzazione dei dati dell’utente.

L’Italia, dopo la Francia, scende in campo col Garante, che tuona: “Gli ulteriori elementi che verranno forniti da Google al Garante italiano saranno oggetto di valutazione per l’eventuale adozione dei provvedimenti ritenuti più opportuni, inclusi, qualora dovessero ricorrerne i presupposti, quelli a carattere prescrittivo o sanzionatorio”. Tutto questo per tutelare i dati degli utenti italiani, nell’ambito dell’istruttoria avviata, ad Aprile 2013, contro Google da 27 paesi europei, tra cui Spagna, Germania, Francia ed Italia.

La risposta di Google non ha tardato ad arrivare: “La nostra normativa sulla privacy rispetta la legge europea e ci permette di creare servizi più semplici e più efficaci. Siamo stati costantemente in contatto con le diverse autorità coinvolte nel corso di questa vicenda e continueremo a esserlo in futuro”. Questo in seguito alla dichiarazione di Jaaskinen per conto dell’Ue. Ma il segreto per vincere questa battaglia sulla tutela della privacy è uno solo: non tenere mai bassa la guardia!

[foto: tecnologicalvideogames.blogspot.it]

Francesco Calderone

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