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12 Dec

L’FBI chiude Silk Road: ‘il lato oscuro dell’e-commerce’

LaRedazione
3 ottobre 2013
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Quando si parla di via della seta il pensiero va indietro di secoli, a quando fare il mercante era forse uno dei mestieri più intriganti in assoluto, dal momento che si aveva la possibilità di visitare luoghi sconosciuti, arricchendo il proprio essere di nuove culture. La nascita del web però ha realizzato qualcosa di inaudito, ovvero la riproduzione, quasi di tutto quanto sia presente nel reale, nel mondo virtuale.

Così, come tante altre cose, internet aveva ottenuto la propria Silk Road, sotto forma però di un mercato nero della droga internazionale. Chiamarlo mercato forse è un po’ eccessivo, e forse ‘eBay della droga’ potrebbe rendere meglio l’idea del progetto portato avanti per anni da Dread Pirate Roberts.

Roberts era riuscito a raggirare lo Stato, e l’aveva anche dichiarato apertamente in un’intervista rilasciata a Forbes, nella quale sosteneva d’aver vinto la guerra portata avanti dal governo contro le droghe. La sua attività però, insieme con queste dichiarazioni atte a sbeffeggiare le istituzioni, hanno portato, nella giornata di ieri, alla chiusura della sua piattaforma.

Cosa rendeva però tanto sicuro di sé questo particolarissimo signore della droga anarcoliberale? La risposta è semplice. Silk Road infatti è stato realizzato in quella porzione alquanto ampia di web che si cela dietro una coltre di totale anonimato, ovvero quella costruita sulla rete Tor. Questa rete riesce a rendere del tutto irrintracciabile la navigazione, ma soprattutto invisibili gli utenti, che si sentivano così sicuri e protetti nell’acquistare droghe provenienti da varie parti del globo.

In seguito allo shutdown, tutti coloro che si sono recati su questo dark e-commerce si sono ritrovati dinanzi a una pagina bianca, colma di simboli delle varie agenzie governative americane, e con una scritta inequivocabile: “Questo sito nascosto è stato confiscato dall’FBI”.

Un vero colpo per Dread Pirate Roberts, alias Ross William Ulbricht, che nel frattempo veniva arrestato a San Francisco, mentre si trovava, con la sua faccia da bravo ragazzo, in una biblioteca pubblica. Si tratta di un 29enne americano, laureato presso la University of Texas, contro il quale al momento pendono le accuse di associazione a delinquere, riciclaggio di denaro, reati informatici e, ovviamente, traffico di droga.

La chiusura però, pur interrompendo il flusso di affari, non ha fatto altro che dar adito alla leggenda di Silk Road, il cui livello di transazioni viene esaltato anche dal New York Times, che parla di una quota di 600mila bitcoins, equivalenti a 80 milioni di dollari, per le commissioni, per un giro d’affari da 1.2 miliardi di dollari.

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