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17 Dec

Norvegia: grazie a Spotify e Company crolla la pirateria digitale

Michela Fiori - 19 luglio 2013
Michela Fiori
19 luglio 2013
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Sembra che l’era della pirateria online abbia raggiunto il capolinea, almeno per quanto riguarda la Norvegia. In base a una ricerca condotta da Ipsos il paese nordico è il primo in Europa in cui si registra una netta inversione di tendenza. I dati rilevati sono a dir poco impressionanti, rispetto al 2008 in cui si erano registrati 1,2 miliardi di copie illegali di mp3, il 2012 ha visto il flusso di download scendere a quota 210 milioni: l’82,5% in meno.

I risultati però non dipendono da una repressione legale, la legge anti-pirateria ha iniziato a riscuotere effetti positivi solo dal mese di luglio 2013. L’effetto benefico deriva da alternative legali, soprattutto dalla possibilità di usufruire di servizi di streaming musicale online.

La maggior parte degli intervistati da Ipsos (il 47%) ha affermato di utilizzare un servizio di streaming sul modello di Spotify e circa la metà di questi ha dichiarato di aver sottoscritto un abbonamento. I norvegesi sembrano aver acquisito comportamenti ammirevoli anche per quanto riguarda il download illegale di show Tv: il crollo nel settore è stato del 50%.

Conquistati i favori degli utenti, i servizi di musica in streaming devono affrontare le ire degli artisti che denunciano una scarsa remunerazione da parte di Spotify&Co.

Ad aprire le ostilità verso questo modello di business è stato Thom Yorke: il cantante dei Radiohead ha ritirato da Spotify le tracks pubblicati con gli Atoms for Peace, il progetto parallelo in cui il cantante viene affiancato da Nigel Godrich, Mauro Refosco, Joey Waronker e il bassista dei Red Hot Chili Peppers Flea. Yorke  “accusa” Spotify di garantire scarsi profitti agli artisti, in particolar modo a quelli emergenti.

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