0 Shares 24 Views
00:00:00
18 Dec

‘Salviamo il Web’: raccolta firme contro la Web Tax

Michela Fiori - 16 dicembre 2013
Michela Fiori
16 dicembre 2013
24 Views

Il popolo del Web si mobilita con una raccolta firme online per bloccare la Web Tax. Approvata dalla Commissione Bilancio della Camera dei deputati, la tassa nasce con l’intenzione di tutelare l’economia italiana. Se la norma passasse così come è stata impostata però il Paese scivolerebbe in una sorta di “protezionismo” che andrebbe a incidere in maniera deprimente sull’acquisto dei prodotti e dei servizi digitali venduti da aziende e operatori esteri sul suolo italiano. A rimetterci secondo i firmatari, sarebbero cittadini e imprese.

 

Web Tax: obbligo di partita Iva italiana

Il rischio si concretizza nei tre paragrafi all’interno proposta di modifica del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633. Nel testo la proposta di modifica prevede che “I soggetti passivi che intendano acquistare servizi online, sia come commercio elettronico diretto che indiretto, anche attraverso centri media ed operatori terzi, sono obbligati ad acquistarli da soggetti titolari di una partita Iva italiana”.

Il vincolo oltre ad essere contrario alla normativa europea sulla libera circolazione delle merci lederebbe il diritto di acquistare liberamente sul mercato mondiale (quello del web in sostanza) prodotti e servizi al prezzo più favorevole e di maggiore qualità. Considerato inoltre che per Amazon, Google Ebay e compagnia bella siamo un mercato marginale rispetto al resto del mondo il rischio è anche quello che considerino non conveniente aprire una partita Iva tricolore. Se i Big del web decidessero di abbandonare al suo destino l’Italia, il nostro Paese si ritroverebbe isolato dal resto del mondo e una miriade di aziende, piccoli imprenditori, agenzie e liberi professionisti che lavorano sul web si ritroverebbero senza lavoro. Vi immaginate un mondo senza Google?

 

Web Tax: colpita anche la pubblicità online

La iattura della partita Iva italiana si abbatterebbe anche su “spazi pubblicitari online e i link sponsorizzati che appaiono nella pagine dei risultati dei motori di ricerca, visualizzabili sul territorio italiano durante la visita di un sito o la fruizione di un servizio online attraverso rete fissa o rete e dispositivi mobili” questi, specifica la proposta di legge “devono essere acquistati esclusivamente attraverso soggetti titolari di partita Iva italiana”. Secondo il paragrafo chi vuole fare pubblicità o acquistare spazi dovrà farlo da aziende italiane o registrate sul territorio italiano. Un qualunque sito estero inoltre, come ad esempio il Wall Street Journal, per far visualizzare la sua pubblicità agli utenti italiani dovrebbe acquisire una parti Iva italiana. A meno che l’opinione dei nostri concittadini sia fondamentale per l’opinione pubblica dei cittadini degli altri paesi, l’ipotesi sembra impossibile.

 

Web tax: pagamenti online sì, ma solo con bonifico

“Il regolamento finanziario, ovvero il pagamento, degli acquisti di servizi e campagne pubblicitarie online deve essere effettuato dal soggetto che ha acquistato servizi o campagne pubblicitarie online esclusivamente tramite lo strumento del bonifico bancario o postale, ovvero con altri strumenti di pagamento idonei a consentire la piena tracciabilità delle operazione ed a veicolare la partita Iva del beneficiario”. Grazie a queste poche righe per acquistare un biglietto del concerto, un coupon per la manicure, un volo low cost e last minute, si dovranno aspettare i tempi necessari (dai 4 ai 5 giorni) affinché avvenga il processamento del bonifico e il seguente riconoscimento del pagamento. Con i tempi che esige il Web è facile intuire quanto sia anti-economico un obbligo di questo tipo.

 

Web tax: gabelle, dazi e ritorsioni

Il rischio di imporre una partita Iva italiana potrebbe comportare l’adozione di sistemi protettivi simili da parte degli altri paesi nei confronti delle società italiane che operano sul web e cercano un punto di approdo in altri paesi. Gli effetti sarebbero devastanti soprattutto per l’e-commerce, un settore in crescita e che non conosce (fino ad ora) crisi.

Loading...

Vi consigliamo anche