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12 Dec

Facebook affonda nel datagate

2 luglio 2013
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Nuove pesanti rivelazioni sul datagate investono il social network più importante al mondo: Facebook sembra aver “accumulato” i contatti di molti utenti a causa di un bug. Mentre arrivano le scuse della società, intanto riappare Snowden, che da Mosca parla e chiede asilo anche in Italia.

Nessuno è esente da colpe. Dopo Skype e Microsoft, e dopo Google, è il turno anche di Facebook. Symantec asserisce che nell’ultima versione di Facebook Mobile per Android vi sia un bug che cattura il numero di telefono dell’ignaro utente: praticamente, anche senza effettuare login o registrazione, l’applicazione, a causa del suddetto bug, cattura il numero del malcapitato, inviandolo ai server di Facebook. Tutto ciò allarma e preoccupa sapere che le banche dati di Facebook siano così ricche.

Symantec, sul proprio blog, scrive: “La prima volta che si avvia l’applicazione Facebook, anche prima di accedere il vostro numero di telefono sarà inviato via Internet ai server di Facebook. Non è necessario fornire il numero di telefono, effettuare il login, avviare una specifica azione, o anche avere un account Facebook perché questo avvenga”.

Facebook risponde attraverso Derick Mains: “Non abbiamo utilizzato i numeri in nessun modo, e sono stati cancellati dai nostri server”.

Certo è che non è facile credere alla storia del “bug”, leggerezza che non ci si aspetterebbe da Facebook.

Intanto da Mosca riappare Snowden, dato per disperso fino ad ora. Dall’aereoporto, dove è trattenuto per il visto statunitense ritiratogli, arrivano circa 21 richieste ad altrettanti Paesi per ‘asilo politico‘, inviate tramite Sara Harrison, legale di WikiLeaks, ormai portavoce di Snowden. Tra di essi sembrerebbe comparire anche l’Italia, ma dalla Farnesina Reuters sostiene: “Non abbiamo informazioni in merito alla richiesta”. Ma il problema sembra essere enorme per ‘la Talpa’, che avvia una lotta a distanza con Obama: “Il presidente è impaurito da un’opinione pubblica informata e arrabbiata che chiede la verità. Ho lasciato Hong Kong una settimana fa quando è stato chiaro che la mia libertà e la mia sicurezza erano minacciate dal mio governo solo per aver rivelato la verità. Il presidente ha ordinato al suo vice Joe Biden di fare pressioni sui leader di vari Paesi ai quali io avevo chiesto protezione, in modo che respingano la mia richiesta di asilo politico. Questo tipo di inganno da parte di un leader mondiale non è né giustizia né la pena dell’esilio. Questi sono i vecchi, cattivi strumenti dell’aggressione politica. Il loro scopo è di impaurire, non me, ma tutti quelli che vorrebbero uscire allo scoperto dopo di me”.

Ormai sembra che nessuno esca fuori pulito da questa storia e ci si chiede chi sarà il prossimo e se veramente qualcuno si farà carico dell’asilo di Snowden, possibile fonte di collassi diplomatici con gli USA. E se toccasse proprio all’Italia?

[foto: huffingtonpost.it]

Francesco Calderone

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