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Il Tribunale di Capua Vetere: ‘Le foto su Facebook non sono private’

LaRedazione
29 agosto 2013
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Le nuove tecnologie comportano spesso anche nuove regole in ambito legislativo, e così lo stato delle foto su Facebook, pubblico o privato, è finito al centro di una sentenza del tribunale campano di Santa Maria Capua Vetere. La decisione del giudice mette in guardia chiunque pubblichi proprie foto o altrui immagini sulle bacheche del celebre social network, o magari venga taggato da amici. Queste infatti non saranno ritenute private. Il tutto ha avuto inizio a causa di una causa di separazione tra coniugi, che ha portato alla luce questa spinosa questione di privacy, che oggigiorno è sempre più sotto i riflettori nazionali e internazionali. Il giudice in tal caso ha stabilito, creando un importante precedente, che non è possibile in alcun modo paragonare le immagini pubblicate sui vari social network ai messaggi o alle conversazioni avute in chat. Soltanto queste ultime saranno considerate private e dunque protette dalla privacy, mentre le foto liberamente messe in mostra saranno di dominio pubblico, soprattutto se in assenza di precise impostazioni scelte dall’utente, atte a impedire la visualizzazione a chiunque apra una determinata pagina.

Nel caso specifico dei due coniugi, le foto prelevate da un profilo dovevano essere utilizzate da una delle due parti come prova processuale. La parte opposta però si è schierata contro tale decisione, provando ad appellarsi alle regole inerenti il rispetto della privacy altrui in internet. Questa seconda strategia però si è rivelata fallimentare, dal momento che le foto, a differenza dei messaggi sopra citati, non possono rientrare nella categoria generale della corrispondenza privata.

Di certo il caso continuerà a far discutere, e non soltanto sul web, dove già si è scatenato il dibattito tra gli utenti. Di certo su argomenti del genere la regolamentazione presenta ancora delle notevoli falle, ed è di certo errato che queste debbano essere colmate da un tribunale invece che dai ministri addetti. In questo caso all’ex marito della donna è stato consentito allegare al resto della documentazione presentata in tribunale degli scatti compromettenti, scaricati dall’uomo sul proprio pc, che ritraevano la moglie insieme con un professionista, dimostrando il rapporto affettivo intercorso tra i due. A far scattare la protesta dell’avvocato della controparte è stato il fatto che le immagini non erano presenti sul profilo della donna, bensì su quello del terzo incomodo. Il giudice però ha deciso in altra maniera, e ora è impossibile che tale questione non provochi una discussione ben più ampia, soprattutto dal punto di vista legislativo, regolando la libertà di comportamento in casi del genere.

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