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15 Dec

Web Tax: salvo l’e-commerce ma restano gli obblighi sulla pubblicità

Michela Fiori - 18 dicembre 2013
Michela Fiori
18 dicembre 2013
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Mini passo indietro di governo e Camera dei Deputati sulla Web tax una delle tasse più discusse e controverse degli ultimi tempi che ha suscitato da più parti critiche e obiezioni. Nella notte, in chiusura dei lavori della Commissione Bilancio della Camera è stato modificato l’emendamento che obbliga l’apertura di una partita Iva italiana per chi vuole vendere e acquistare servizi e beni sulla rete. La modifica al testo è stata annunciata da Francesco Boccia (foto), uno dei sostenitori della norma e prevede l’eliminazione dell’obbligo per le attività di e-commerce.

L’impronta generale della norma però rimane invariata. Resta dunque l’obbligo per i soggetti passivi (tutti) che acquistano pubblicità e link sponsorizzati a rivolgersi esclusivamente a soggetti in possesso di partita Iva italiana.

Rimane invariato anche l’obbligo del bonifico bancario o postale per effettuare acquisti online. L’imposizione, che da più parti è stata anacronistica e anti-economica obbligherebbe operatori e acquirenti a tempi di transazione troppo lunghi rispetto agli standard imposti dal web. L’obbligo nasce con l’intento di rendere tracciabile ogni transazione effettuata su internet: preoccupazione legittima forse, ma che potrebbe trovare altre vie per essere assecondata.

Oltre agli operatori del settore la web tax ha suscitato polemiche anche dagli esponenti politici e delle istituzioni. Matteo Renzi, il neo segretario del Pd ha manifestato la sua contrarietà all’adozione di una norma del genere evidenziando la necessità di accordarsi a una regolamentazione da far nascere a livello europeo. Il rischio infatti sarebbe l’isolamento economico e digitale di un Italia che già fatica per altri aspetti.

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