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Riscaldamento globale: a rischio migliaia di specie nel Mediterraneo

La Redazione - 19 marzo 2018
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Mar Mediterraneo

Quello del riscaldamento globale è un problema periodico e che ormai viene sempre più spesso riproposto dai media. Questa volta l’allarme sull’aumento delle emissioni di C02 non è stato lanciato da uno dei soliti siti complottisti che si possono trovare sul web, ma da una fonte molto seria e autorevole come il Wwf, che ha dedicato un ampio studio anche al Mediterraneo.

A rischio il 50% delle specie animali e vegetali del Mediterraneo

Insieme alla East Anglia, una rinomata università britannica, il Wwf ha redatto un quadro preoccupante sulla situazione climatica. Dalle loro ricerche sul riscaldamento globale è emerso che il 50% delle specie animali e vegetali nel Mediterraneo sparirà. Un numero alto, inammissibile, e che dovrebbe indurre i governi di tutta Europa, e non solo, a fare chiarezza sulla questione, cercando di intervenire sulla tutela e la salvaguardia del nostro ambiente.

La temperatura globale, si legge nello studio condotto dagli esperti del Wwf è aumentata di due gradi centigradi, ben oltre la soglia stabilita dal recente accordo sul clima approvato nel 2015 durante la conferenza nazionale che si era tenuta nella città di Parigi.

Le ricerche del Wwf sono state pubblicate in un articolo scritto per la rivista “Climatic Change”. Ed è su queste pagine che si può leggere il riferimento specifico al nostro Pianeta. Sono ottantamila, infatti, le specie di animali e le piante che potrebbero subire le conseguenze del riscaldamento globale, dislocate nelle trentacinque aeree analizzate dagli esperti.

Tra queste rientra il Mar Mediterraneo: con l’incremento delle temperature, già nell’immediato futuro, a rischiare l’estinzione sono animali molto amati dai bambini come le tartarughe marine e i cetacei. Bisogna dunque tagliare le emissioni di gas serra se si vuole davvero scongiurare ogni pericolo ed evitare che il termometro terrestre aumenti del 4,5%.

Ma com’è cambiato il clima negli ultimi dieci anni?

L’emissione di C02 è aumentata in modo vertiginoso, e basta risalire ai dati del 2008, che indicavano il raggiungimento del 396 Pmm (Parti Per Milione) di anidride carbonica presenti nell’aria, 2,9 in più rispetto al 2007. Il Pmm è un indicatore che rileva le sostanze nocive presenti nell’atmosfera.

Negli anni recenti, dopo il piccolo massimo di anidride carbonica registrato nel 2013, l’emissione di CO2 è stata sempre irregolare e ciò causerà danni non solo nel Mediterraneo, ma a tutto il Pianeta. Per evitare il disastro bisognerà chiudere le centrali a carbonio e favorire l’utilizzo di energie non inquinanti.

Il prossimo 24 marzo ci sarà l’Ora della Terra, un appuntamento annuale in cui il Wwf presenterà il suo studio, con l’obiettivo di sensibilizzare non solo l’opinione pubblica ma anche l’amministrazione Trump a scendere in prima linea per la tutela del nostro ambiente.

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