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22 Sep

Assegno Divorzio. Come si calcola?

Alessandro Crupi - 12 luglio 2018
Alessandro Crupi
12 luglio 2018
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Assegno-Divorzio

La Corte di Cassazione cambia i criteri di calcolo dell’assegno di divorzio.

Fondamentale il contributo di entrambi i coniugi

Non sarà più l’indipendenza e l’autosufficienza economica dell’ex a dettare legge bensì, come stabilisce la sentenza 18287 del supremo organo di giudizio, “un criterio che tenga conto delle rispettive condizioni economiche e dia rilievo al contributo dato dall’ex coniuge al patrimonio comune e personale, in relazione alla durata del matrimonio, alle potenzialità reddituali e all’età dell’avente diritto” (fonte www.tgcom24.mediaset.it).

Una nuova visione, quindi, nell’inquadramento sociale dell’assegno di divorzio che porta ad una diversa modalità di conteggio. L’importo, infatti, è la risultante del contributo alla vita familiare in comune offerto da entrambi i coniugi, anche dopo lo scioglimento del matrimonio.

Una decisione che si fonda sui principi costituzionali di pari dignità e solidarietà della vita matrimoniale, espressi dalla Corte di Cassazione in questa sentenza pronunciata a sezioni unite civili, con cui si mette fine ad una controversia giurisprudenziale sul tema.

La querelle riguardava, in particolare, la vicenda che aveva visto protagonista l’ex Ministro dell’Economia Vittorio Grilli, dalla cui sentenza di divorzio era stato escluso il criterio del tenore di vita per l’attribuzione o meno del diritto all’assegno.

Introdotto un criterio di equità nell’assegno di divorzio

Si tratta di un pronunciamento molto importante sull’argomento in oggetto perché sostiene il coniuge più debole della coppia e inserisce elementi di maggiore equità nella valutazione dell’unione matrimoniale, caso per caso.

La Corte, in tal senso, è stata molto chiara: “Il contributo fornito alla conduzione della vita familiare costituisce il frutto di decisioni comuni di entrambi i coniugi, libere e responsabili, che possono incidere anche profondamente sul profilo economico patrimoniale di ciascuno di essi dopo la fine dell’unione matrimoniale” (fonte www.tgcom24.mediaset.it).

Non più quindi una visione a senso unico della fattispecie ma una sua evoluzione in senso globale, che coinvolge entrambi i coniugi e che ha subito prodotto commenti positivi da parte degli avvocati matrimonialisti.

[Immagine: www.bergamonews.it]

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