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Famiglie con persone disabili spendono 7 miliardi all’anno

LaRedazione - 29 dicembre 2018
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sgravi per Famiglie con persone disabili

Come sappiamo, l’allungarsi dell’aspettativa di vita, con il crescente aumento dell’invecchiamento demografico ed anche dell’impegno femminile nel mercato del lavoro, rende in certe situazioni praticamente obbligatoria la collaborazione di badanti per molte famiglie, alle prese con persone anziane o a ridotta funzione motoria, così come per altre disabilità gravi.

Nel nostro Paese il personale di assistenza familiare è formato da una schiera di oltre 900 mila lavoratori, anzi lavoratrici, considerando che per la maggior parte è composta da donne, che assistono più di 3 milioni di persone con limitazioni funzionali, oltre a colf addette più ad accudire le prestazioni domestiche in genere, nella misura di 1 milione circa.

Per retribuire queste persone, di cui pare che solo il 41% sia regolarmente iscritto alla contribuzione Inps (senza contare, dunque, tutta la platea di lavoratori non dichiarati, un vero e proprio mondo sommerso, difficile da contabilizzare), le famiglie italiane spendono almeno 7,3 miliardi di euro all’anno, una cifra davvero imponente, che riveste un’incidenza sul Pil di 1,3 punti, e che lo Stato, senza queste collaborazioni, sarebbe costretto ad incrementare con una spesa aggiuntiva superiore ai 6 miliardi circa, considerando che attualmente contribuisce con 1 miliardo soltanto.

Sono, questi, i risultati di un’analisi effettuata dalla ricerca di Domina, l’Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico, che, come ha spiegato il suo Segretario generale, Lorenzo Gasparrini, mette in luce come le persone disabili, di fatto, rappresentino una sorta di “settore” che genera mano d’opera e, dunque, lavoro. Presentato lo scorso 8 dicembre presso l’hotel Excelsior di Roma, l’esame di Domina ha evidenziato che le famiglie che hanno nel loro nucleo una persona disabile sono costrette ad affrontare sacrifici e, senza dubbio, anche spese notevoli e continuative.  

È stato evidenziato come, oltre agli anziani, in larga misura entra anche un’altra componente nella necessità di assunzione di una collaboratrice domestica, vale a dire il numero notevole di persone non autosufficienti, che hanno un estremo bisogno di figure di supporto nella quotidianità. Peraltro, se consideriamo il progressivo calo della spesa pubblica per l’assistenza e la famiglia, appare evidente il forzato bisogno di dover affrontare nuove sfide assistenziali affidato alle stesse famiglie, le quali diventano il perno del sistema nazionale di welfare.

“Nella manovra del governo approdata alla Camera, sul fronte della spesa vengono rifinanziati il fondo per le non autosufficienze (0,1 miliardi annui dal 2019), quello per le politiche sociali (0,12 miliardi annui dal 2019) e quello per le politiche per la famiglia (100 milioni annui dal 2019) , ha dichiarato il segretario Gasparrini, aggiungendo che “oltre alle risorse economiche servono anche politiche e servizi mirati sul territorio per dare respiro alle famiglie nel gravoso compito di assistenza”.

Come abbiamo detto, nel nostro Paese, sono stimati almeno 3,2 milioni di persone con disabilità, superiori ai 6 anni di vita, per lo più donne, maggiormente concentrate nel Sud e nelle isole, e più della metà vive nella propria famiglia che si fa carico di ogni tipo di sostegno, considerando anche l’apporto del sommerso, con un giro d’affari di 19 miliardi all’anno, di cui, soltanto per il personale di assistenza, vengono spesi circa 7,3 miliardi fra stipendi, contributi e Tfr. Grazie a questo forzato apporto, lo Stato risparmia in maniera importante cifre che, al contrario, dovrebbero essere stanziate per il ricovero di anziani e disabili in strutture adeguate. 

In quest’ottica di caregiver familiare, un enorme contributo viene dai dispositivi per l’abbattimento delle barriere architettoniche da installare nelle abitazioni per garantire almeno un minimo di autonomia di movimenti a chi non è più in grado di gestire da solo la propria abilità motoria. Stiamo parlando, per esempio, di montascale, a poltroncina o a pedana, piattaforme elevatrici, miniascensori, tutti sistemi meccanici per salire o scendere le scale, sia in carrozzina che senza, realizzati da ditte professionalmente sicure e certificate, e per i quali sono previsti contributi di spesa e detrazioni fiscali agevolate, assicurate dalla legge 13/1989 e dal DPR n. 917/1986, e modifiche successive.

Vediamo di riassumerle brevemente nello schema che segue:

  • Contributo statale: viene concesso sia per opere su immobili sia per l’acquisto e l’installazione di un montascale per appartamento, cumulabile con le agevolazioni che seguono
  • Iva agevolata al 4%: l’Agenzia delle Entrate prevede una riduzione notevole (rispetto al 22%) per l’acquisto dei dispositivi medicie sussidi tecnici a beneficio di soggetti limitati da disabilità permanenti di natura motoria, visiva, uditiva o del linguaggio, e che necessitano di supporto per essere accompagnati, deambulare ed essere sollevati
  • Detrazione del 19%: riguarda le spese sanitarie e i mezzi di ausilio, per adattare strutture già esistenti (come quelle sostenute per rendere un ascensore idoneo alle dimensioni di una carrozzina) o per l’acquisto di sistemi di sollevamento e deambulazione del disabile
  • Detrazione del 50%: si riferisce alle spese per l’abbattimento delle barriere architettoniche, per interventi di ristrutturazione edilizia e riqualificazione energetica

Naturalmente, tutte le agevolazioni vanno certificate e dimostrate, e devono sempre essere verificate, prima di ogni acquisto, specie alla luce delle nuove disposizioni in materia di LdS 2019, che si sta definendo proprio in questi giorni.

Se vuoi maggiori informazioni per richiedere le agevolazioni fiscali per i disabili leggi qui.

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