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Investire con tassi bassi: come fare?

Alessandro Crupi - 15 febbraio 2019
Alessandro Crupi
15 febbraio 2019
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In un’economia caratterizzata ormai da tassi di rendimento piuttosto bassi sulle somme da investire rispetto a diversi anni fa bisogna fare molta attenzione su come muoversi. Il rischio, infatti, è quello di incorrere in perdite rilevanti a fronte di interessi molto ridotti. Fondamentale diventa, quindi, far lievitare in maniera accorta la somma che si vuole far fruttare.

Occorre valutare tassi reali e rischi per investire

Innanzitutto occorre analizzare l’ammontare dei tassi d’interesse (ovvero il guadagno sull’importo investito su un titolo o prodotto finanziario) in base alla loro tassazione e all’inflazione durante il periodo in cui maturano e non solo, quindi, sul loro valore grezzo.

Per quest’ultimo aspetto viene in aiuto lo stesso rendimento dei titoli di mercato per le cifre da investire, che includono l’incidenza dell’inflazione. Al fine, dunque, di conoscere quanto potranno fruttare i nostri risparmi si deve calcolare il tasso d’interesse reale, che consiste nella differenza tra il tasso cosiddetto “grezzo” del titolo e il tasso d’inflazione.

Fondamentale è trovare l’interesse reale che supera quello dell’inflazione per avere un reale guadagno. Dai mercati, tuttavia, le notizie che avremo riguardano sempre previsioni sul cammino della stessa inflazione e dei tassi d’interesse.

Per questo il prezzo dei titoli cambia e se quest’ultimo viene venduto prima della scadenza, essendo nel frattempo variato il valore dei tassi d’interesse, si può andare in perdita. Per questa ragione esistono i i titoli obbligazionari a tasso variabile, che tengono conto della futura inflazione per consentire all’investitore un rendimento maggiore della stessa.

Investimento nel breve o lungo periodo?

Ovviamente per orientarci al meglio nella giungla del mercato finanziario occorre scegliere il prodotto più consono alle nostre esigenze di rischio (che esiste sempre anche se in percentuali diverse).

Tanto per fare un esempio, se la nostra prospettiva d’investimento è a breve termine dovremmo puntare su titoli a scadenza ridotta (a reddito fisso come titoli di Stato o conti deposito) altrimenti su prodotti con scadenze più prolungate che ci garantiranno rendimenti maggiori.

A patto che intendiamo investire i nostri soldi nel lungo periodo. Scorrendo le varie soluzioni si rileva che il conto corrente non garantisce alcun rendimento valido al risparmiatore mentre il conto deposito può arrivare fino al 2% annuo.

In questo caso le somme sono vincolate in genere da sei mesi a tre anni e gli interessi si hanno solo se le stesse non vengono prelevate prima del periodo di vincolo. Un discreto investimento per chi non vuole rischi.

Titoli di Stato e obbligazioni15

Per chi, invece, vuole azzardare maggiormente ci sono i titoli di Stato o le obbligazioni. In Italia ci sono i Btp che pagano una cedola semestrale con durate tra 3 e 50 anni in base all’emissione e il tasso di rendimento è fisso per l’intera durata. Poi ci sono anche i Btp Italia, legati all’inflazione e quindi a cedola variabile.

In questo caso ogni sei mesi si avrà un ammontare diverso ma che supera sempre l’inflazione. Interessanti sono anche i titoli obbligazionari privati, che però hanno una percentuale di rischio d’investimento maggiore rispetto ai titoli statali. Il loro livello di sicurezza si misura con il rating fornito dalle agenzie finanziarie.

La classificazione parte dai più sicuri valutati con la tripla A fino ai meno sicuri con la lettera D. Per ridurre il rischio si possono acquistare quote di fondi comuni d’investimento oppure di Etf legate agli indici delle obbligazioni.

È importante ricordare che le informazioni sulle varie tipologie dei fondi d’investimento devono essere sempre pubbliche e note all’investitore prima di passare alla fase di acquisto del prodotto.

(Foto: www.pesaronotizie.com)

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