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Riforma pensioni Governo Renzi: le ultime novità della riforma Poletti

LaRedazione - 4 settembre 2015
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Si torna a parlare di pensioni, un tema sempre caldo nel nostro Paese, ove la spesa previdenziale costituisce un vero e proprio macigno che gli esecutivi hanno provato ad alleggerire sin dalla riforma Dini, con cui fu introdotto il sistema contributivo.

Con l’approssimarsi della Legge di Stabilità, ovvero quella che una volta si chiamava finanziaria, il tema è tornato nuovamente sul tavolo del governo, anche per la ripetuta intenzione espressa da Matteo Renzi di introdurre ancora maggiore flessibilità per quanto riguarda l’uscita nel mercato del lavoro.
Anche la riforma delle pensioni dovrà quindi uniformarsi a questo intento, con la nascita di una serie di domande, tra le quali quella relativa all’età in cui sarà possibile andare in pensione e ai costi collegati. Un tema, quello dei costi, reso ancora più ostico dal perdurante stato di crisi dei conti pubblici.

E’ stato il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a rispondere alle domande in questione nel corso di una intervista rilasciata al Corriere della Sera. Una intervista nel corso della quale Poletti ha ammesso come il tenere le persone in azienda sino ad una età troppo elevata sia un oggettivo freno all’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.

Il discorso è quindi scivolato sui costi della riforma, i quali possono finire a carico dei pensionati, tramite un taglio alla prestazione, oppure dello Stato. Tra le tante ipotesi circolate nel corso dei mesi passati, si era fatta largo quella tendente a fissare l’uscita all’età di 62 anni, che avrebbe però comportato un taglio intorno al 2% in modo da non gravare sulle casse statali. Proprio Poletti ha dichiarato che potrebbe non essere così, in quanto un taglio troppo pronunciato dell’assegno pensionistico potrebbe spingere soltanto poche persone a lasciare il lavoro. Una ipotesi che impedirebbe quindi ancora una volta il ricambio generazionale sui luoghi di lavoro. Proprio per questo si potrebbe dunque arrivare ad utilizzare risorse provenienti dalle casse statali per attenuare al massimo i tagli e agevolare l’occupazione giovanile.

Un’ipotesi che ha trovato un consenso importante, quello di Tito Boeri, il Presidente dell’INPS, il quale ha voluto sottolineare da parte sua come accelerare il processo di uscita degli anziani dal lavoro, potrebbe contribuire non poco a favorire l’ingresso di quella larga parte del mondo giovanile che attualmente trova grande difficoltà ad accedere al mondo del lavoro. Una difficoltà confermata autorevolmente anche dagli ultimi report di Istat, in base ai quali sarebbe ancora oltre il 40% la disoccupazione giovanile nel nostro Paese. Un dato che non accenna a diminuire e tale da fare letteralmente tremare i palazzi della politica.

[Immagine: www.brucofalla.com]

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