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Visite fiscali: no all’armonizzazione di pubblico e privato

Emanuele Calderone - 3 gennaio 2018
Emanuele Calderone
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no all'armonizzazione di pubblico e privato

L’equiparazione tra gli orari di reperibilità tra pubblici e privati, alla fine, non è arrivata. Ogni qualvolta un lavoratore si assenta dal proprio impiego per ragioni di salute, deve farsi obbligatoriamente trovare a casa in alcune fasce di orari, a meno che non abbia una ragione valida per allontanarsi dalla propria abitazione.

Ad oggi queste fasce orarie rimangono invariate: alle 7 ore obbligatorie per i lavoratori pubblici, fanno da contraltare le 4 dei privati. Della famigerata equiparazione non ce n’è ombra all’interno del decreto pubblicato nell’ultima Gazzetta, ma secondo la ministra Madia ci sarebbe una ragione: tale parificazione, infatti, avrebbe portato a 4 ore anche la reperibilità per gli statali, causando dunque una “minore incisività della disciplina dei controlli”.

Ciò nonostante non saranno pochi i cambiamenti che il decreto porterà con sé: il datore di lavoro o l’INPS potranno richiedere la visita fiscale a partire dal primo giorno d’assenza e non solo, laddove l’assenza del lavoratore si dovesse protrarre per un lungo periodo, le visite potranno essere effettuate con scadenza regolare.

Naturalmente in questo quadro non rientrano tutti gli impiegati o i lavoratori vittime di patologie tanto gravi da metterne in pericolo la vita o per chiunque abbia un’invalidità uguale o superiore al 67%.

Qualora il lavoratore dovesse infine guarire prima del tempo prestabilito, potrà chiedere al medico un “contro-certificato” che attesti il buono stato di salute, cosicché il paziente non perda ulteriori giorni di lavoro.

Insomma, le novità apportate sono molte: nonostante la tanto chiacchierata armonizzazione tra pubblico e privato non sia arrivata, si spera che questi cambiamenti possano, in qualche modo, far funzionare meglio il lavoro in Italia.

[fonti articolo: repubblica.it, tecnicadellascuola.it, ilsole24ore.com]

[foto: ilsole24ore.com]

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