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Posta su Facebook la morte di un giovane coinvolto in un incidente stradale

La Redazione - 23 ottobre 2017
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23 ottobre 2017
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Posta su Facebook la morte di un giovane coinvolto in un incidente stradale

Nella notte tra sabato e domenica scorsa, Simone Ugolini, un giovane di ventiquattro anni, è rimasto vittima di un incidente con il suo motorino. Sul posto, dopo alcuni minuti, è giunto un altro ragazzo, che ha iniziato a filmare con il suo smartphone la vittima, in quel momento agonizzante, per poi postare il video sul suo profilo Facebook.

Quanto avvenuto ha suscitato l’indignazione di migliaia di utenti che hanno commentato l’insensatezza di questo gesto. Riprendere con il telefonino la morte di Simone in cambio di qualche secondo di visibilità è sembrata a tutti una cosa davvero macabra.

Ma il ventinovenne di Riccione tenta di difendersi e, in una dichiarazione rilasciata al Corriere.it, ha voluto precisare che non ha realizzato quel video per ottenere dei facili consensi sul web. “Ero sotto choc”, ha rivelato, “e mi avevano detto che i soccorsi stavano arrivando”. In merito alle immagini ha precisato che le ha realizzate senza rendersi conto di quanto faceva.

Una spiegazione che non convince l’opinione pubblica e che, com’era lecito aspettarsi, ha determinato l’apertura di un’inchiesta da parte della Procura. Il materiale filmato, infatti, è stato sequestrato e gli inquirenti in queste ore stanno decidendo se aprire un’inchiesta formale ai danni del giovane videomaker.

Sono davvero molti i reati che si possono attribuire a suo carico: violazione della privacy della vittima e dei parenti, ma anche procurato allarme e diffamazione. Per quanto riguarda il suo profilo Facebook, il ragazzo dopo aver pubblicato il video, è stato tempestato di messaggi e insulti. In alcuni casi nei suoi confronti ci sono state anche delle minacce di morte. Per questo la Procura ha deciso, al momento, di chiudere il suo account.

“Io non sono una persona cattiva”, ha spiegato il giovane, rivelando di essere stato in passato un bagnino e uno scout. La sua famiglia si è chiusa in un silenzio stampa per evitare altre tensioni, ma ormai sul web non si parla d’altro.

I genitori di Simone, al momento dell’incidente, si trovavano in vacanza. Oltre al dolore di perdere il figlio stanno in queste ore sottoponendosi a un’esposizione mediatica che contribuisce in maniera evidente a inasprire la loro sofferenza. Quanto caso deve, però, indurci a fare delle riflessioni, soprattutto sull’utilizzo dei social network.

L’estate scorsa, ad esempio, la fidanzata di Philando Castile, un giovane di colore vittima di un violento pestaggio da parte della polizia, con il suo smartphone è riuscita a filmare i poliziotti implicati e a denunciare quanto avvenuto. In quel caso la condivisione via social di immagini e video ha funzionato. Quello che è successo a Riccione, invece, è solo un macabro espediente per filmare la sofferenza altrui, un gesto insensato e che, come tale, va condannato.

 

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