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Boldrini contro i simboli del ventennio fascista, Sgarbi: “Andrebbe interdetta”

Gianfranco Mingione - 14 luglio 2017
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14 luglio 2017
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Laura Boldrini contro i simboli del ventennio fascista. Succede spesso, soprattutto d’estate, che s’inneschino polemiche politiche in grado di trascinarsi fin sui lidi, tra i vacanzieri o al bar mentre si sorseggia una granita al limone. L’ultima di queste discussioni da piena estate è quella che vede la presidente della Camera, Laura Boldrini, contro i simboli del ventennio fascista.

In Germania i simboli del passato regime sono stati abbattuti. Recentemente, la presidente della Camera, è stata interpellata in merito all’eventuale problema dei monumenti fascisti presenti nel nostro Paese: “Ci sono persone che si sentono colpite da questo, a volte anche offese – ha affermato la presidente. Quando ho accolto i partigiani alla Camera, in occasione del Settantesimo anniversario della Liberazione, alcuni di loro hanno evidenziato questo stato di cose dicendo che non accade altrettanto in Germania dove i simboli del nazismo non ci sono più. Questi vecchi partigiani si sentono ancora offesi da questo. Io rispetto la loro sensibilità”.

Distruggere i simboli del ventennio? La replica di Vittorio Sgarbi, attraverso le pagine del quotidiano Il Giornale, non si è fatta attendere e non è stata delle più rosee: “Laura Boldrini andrebbe interdetta, essendo pericolosa a sé e alla democrazia”. Il critico d’arte ha anche affermato che “nella vanità di questa donna c’ è un disprezzo così profondo per la cultura e per la civiltà italiana che ogni spirito libero dovrebbe considerare con preoccupazione”.

Sgarbi sottolinea poi come non si possano cancellare importanti pagine della nostra storia recente:Esco da un luogo sacro, voluto dal fascismo nel 1925, e che ha dato anche il nome a una strada: ‘Piazza della Enciclopedia italiana’. Ha una vaga idea la Boldrini di cosa sia l’Enciclopedia italiana? Ne ha una vaga idea di chi l’ abbia fondata?”. Il critico si riferisce a Giovanni Gentile, ministro della pubblica istruzione e senatore durante il periodo fascista. Il filosofo, che espresse un parere critico sulle leggi razziali varate dal governo Mussolini, “fu assassinato il 15 aprile del 1944 davanti a casa sua, a Firenze, alla Villa di Montalto al Salviatino dal gruppo partigiano fiorentino aderente al Gap, di ispirazione comunista”.

Il critico si scaglia contro la presidente della Camera, defininendola “un presidente per caso e nemica giurata della cultura a somiglianza di Goebbels cui è attribuita la frase: ‘Quando sento la parola cultura, metto mano alla pistola’ (frase coniata da Hanns Johst)”. Per il critico d’arte anche il comunismo ha le sue grandi colpe: “A partire dall’eccidio di Codevigo – afferma Sgarbi -, dovremmo cominciare a ricordare i milioni di vittime del comunismo di cui la Boldrini non si vergogna”.

Vittorio Sgarbi riprende poi il commento al riguardo della giornalista Barbara Palombelli: “Una democrazia forte non ha paura dei simboli del passato, non cancella o ritocca i monumenti, non si occupa di un signore nostalgico che inneggia a Mussolini”.

(Foto: Quotidiano.net)

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