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Fast fashion, cosa è e come funziona

Luca Assumma - 6 febbraio 2019
Luca Assumma
6 febbraio 2019
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Fast fashion cosa è

Fast fashion, quando la moda è veloce. Cosa è? E’ una tendenza che sta sempre più prendendo piede nel mondo, perfetta per chi ama la moda e vuole essere all’ultimo grido, ma non può spendere grandi cifre per i propri acquisti. Infatti, essa consiste nell’acquistare abbigliamento economico, indossarlo per un breve periodo e poi metterlo via.

Fast fashion: cosa è?

L’obiettivo della “fast fashion” è quello di produrre rapidamente un prodotto in modo economicamente efficiente. E lo fa per rispondere ai gusti dei consumatori in continua evoluzione e produrre nuove tendenze quasi in tempo reale. Insomma, un’alta moda mutevole ed accessibile a tutti. Senza dimenticare la Stripes Mania.

Fu il New York Times ad inventare questa espressione nell’ormai lontano 1989, relativamente all’apertura del negozio Zara nella Grande Mela. Infatti fu il celeberrimo marchio ad essere pioniere di questa tendenza, visto che diede la possibilità ai propri stilisti di ideare camicie, pantaloni, gonne, giacche e tanto altro vendibili a prezzi modici e nel giro di una-due settimane di vederlo esposto in negozio. Ma essa è associabile anche ad altri brand come H&M, Topshop, Primark, Mango, Forever 21 e Bershka.

Gli stilisti sono continuamente alla ricerca della tendenza del momento, elaborano i loro modelli a ritmi rapidissimi, le case di moda li mandano in produzione e dopo pochi giorni arrivano nelle vetrine. Rapidità che ne porta altrettanta nella loro dismissione. Da qui, l’importanza del prezzo contenuto.

L’altra faccia della medaglia

L’economicità dei capi permette a tutti di poter sfoggiare e poi regalarlo, buttarlo o confinarlo nel dimenticatoio. Ed allo stesso tempo presenta delle problematiche di natura etica in termini di sfruttamento ed inquinamento. Apparentemente, potrebbe sembrare una “democratizzazione” della moda, visto che gli abiti riprendono le tendenze lanciate sulle passerelle dai grandi marchi della moda, senza però costare un occhio della testa. Ma dietro si cela lo sfruttamento di lavoratori in paesi in cui il costo della manodopera è estremamente basso. Infatti, la produzione avviene in paesi come India, Cambogia e Bangladesh, dove le condizioni di lavoro si possono solo terribili, senza sicurezza e salubrità sui luoghi di lavoro e senza tutele su salari e diritti.

Senza dimenticare l’inquinamento per via della produzione e delle difficoltà di smaltimento degli scarti. Fortunatamente negli ultimi anni stanno aumentando le campagne di sensibilizzazione per una moda consapevole, etica e sostenibile. Addirittura, è nato un movimento slow fashion, in opposizione alla fast fashion, criticata per eventi come il crollo del Rana Plaza di Savar, avvenuto in Bangladesh nel 2013.

[Foto: www.adweek.com]

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