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Gaming e specializzazione: quando arriva il momento di scegliere la propria strada

LaRedazione - 4 luglio 2018
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Molti di noi approcciano il gioco con il semplice obiettivo di divertirsi: il gaming diventa dunque un semplice passatempo, da consumare nei momenti di stanca, per ottenere un po’ di meritato relax. Eppure questa non è una regola che vale per tutti: c’è anche chi, dopo aver approcciato il gioco in modo leggero, capisce che quella può diventare la sua professione. Il che significa cambiare completamente prospettiva: in questi casi il gioco non diventa più un semplice svago, ma un modo per guadagnare dei soldi e per fare carriera. Quando un giocatore sente di avere le opportunità per trasformare il gioco in un lavoro, arriva un momento in cui deve fare una scelta: specializzarsi in un gioco, in un videogame o in una sua determinata modalità.

Il videogioco come specializzazione: gli eSports

Al momento vanno particolarmente di moda gli eSports: vere e proprie competizioni sportive che, invece di avere luogo su un campo fisico, consentono ai giocatori di darsi battaglia in un campo digitale. È una nicchia particolarmente competitiva, che vede la presenza di campioni pronti ad impiegare tecniche e riflessi, per avere la meglio sui propri avversari. In tanti lo vedono come uno svago, quando in realtà si tratta di una professione ben definita: questi videogiocatori professionisti possono arrivare a guadagnare cifre esorbitanti. Non solo vincendo i tornei, ma anche per merito degli sponsor milionari che sostengono queste competizioni digitali. È ovvio che, per arrivare a certi livelli, bisogna fare non poca gavetta: si parte dalle competizioni con gli amici, per poi trovare una squadra seria e cominciare a fare pratica. Dopo aver accumulato esperienza, è possibile mettersi in gioco nei tornei nazionali e internazionali di eSports.

Non solo eSports: i professionisti dei tavoli verdi

Gli eSports sono solo l’esempio più recente e accattivante del gioco che diventa un lavoro. Nonostante il loro fascino, però, è da decenni che questa logica pervade il mondo del gaming. Ne dà un palese esempio il poker e in generale i giochi di carte: i tornei famosi sono oramai talmente seguiti da venir trasmessi anche in televisione. Chi si trova dall’altro lato del tavolo, però, ha dovuto lavorare non poco: nello specifico, ad un certo punto della propria carriera, ha dovuto scegliere la propria specializzazione. Nel poker questa è una fase che prima o poi tocca a tutti i grandi giocatori: se si vuole diventare dei big, bisogna capire quale tipologia di gioco fa al caso proprio.

Tavoli cash o tornei di poker? Questo è il dilemma

Magari parafrasare William Shakespeare potrà sembrare un eccesso, ma il paragone calza a pennello. Arriva un momento durante il quale chi gioca a poker (e guadagna) deve operare una scelta: specializzarsi nei tornei, oppure dedicarsi al poker cash. Due modalità che fra loro condividono carte e logiche di base, ma che in realtà si trovano ad una grande distanza. Per chi sta cominciando a guadagnare con il poker, e per chi pensa che questa possa diventare la propria professione, emerge la necessità di specializzarsi. Quale strada prendere? Per capire se è meglio scegliere i tornei di poker o i tavoli cash il consiglio è quello di iniziare a leggere degli articoli che approfondiscono l’argomento. Capendo bene tutte le dinamiche e le differenze fra queste due modalità di gioco si avrà la base informativa necessaria per prendere una decisione.

Specializzarsi nel gaming: bisogna scegliere anche la nicchia

Tornando ai videogiochi, non basta essere molto forti con il joypad, con la tastiera o con il mouse. Il talento di base per il videogaming è fondamentale, ma non è tutto. Bisogna infatti capire quale nicchia fa al caso proprio, e quale consente di accedere ad una carriera da vero professionista. Esistono giocatori che sono fortissimi ai giochi di calcio, ma che vedono negli FPS una prospettiva di carriera migliore. Un po’ come accade ai calciatori, bisogna per forza scegliere il proprio ruolo: il tutto passando – alle volte – sopra le proprie ambizioni iniziali. Così come fa un portiere che nasce come attaccante, ma che capisce che la rete avversaria gli darà meno chance di quella della propria porta. Il segreto, dunque, è capire quanto prima quale nicchia del gaming può portare delle prospettive di guadagno. La specializzazione, quindi, passa anche da questo fattore.

Quando il videogaming offre una chance “dietro le quinte”

Per lavorare nel mondo dei videogiochi bisogna essere per forza di cose bravi? Se le intenzioni sono quelle di fare carriera sui palchi degli eSports, ovviamente sì. Esistono però delle opportunità che vengono concesse anche a chi possiede altre doti: basti pensare a chi sviluppa i videogames, occupandosi del codice, della grafica e dello studio di dinamiche di gioco e di ambientazioni. Si tratta di professioni che agiscono “dietro le quinte”, ma che possono dare enormi soddisfazioni: sia in termini di divertimento, che in termini economici. Senza queste figure, poi, non esisterebbero i giochi e di conseguenza gli eSports.

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