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17 Aug

Spotify disabilita le app craccate, utenti indignati

Martina Manoni - 13 marzo 2018
13 marzo 2018
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spotify blocca app craccate

Spotify ha deciso di prendere seri provvedimenti contro tutti gli utenti che hanno scaricato l’app craccata della loro versione Premium. E’ dunque guerra contro chi ha deciso di utilizzare Spotify per ascoltare e scaricare brani musicali illegalmente.
Questo perché nell’ultimo anno sono state rilevate molte attività anomale per quanto riguarda l’utilizzo della piattaforma, e molti utenti sono riusciti a installare l’app craccata, modificando la modalità di accesso su Spotify e riuscendo a fruire gratuitamente di tutti i contenuti musicali.

In questo modo si evitava di pagare l’abbonamento mensile a Spotify, evitando sia le interruzioni pubblicitarie dei brani che le limitazioni nell’ascoltare la musica (la versione gratuita di Spotify ha una qualità audio più bassa, non fa saltare le canzoni, non permette di scegliere un brano specifico e non mette il dispositivo in collegamento wireless con alcuni altoparlanti).

Le reazioni a questa presa di posizione sono state tutt’altro che positive, tanto che l’hashtag Spotify è balzato in cima ai trend topic di Twitter. Un malcontento generale che ha spinto alcuni utenti a lasciare recensioni negative sull’app nel play store di Google.
I bei tempi sono finiti per tutti i furbetti che avevano deciso di craccare l’app di Spotify, adesso dovranno disinstallare la versione pirata e scaricare quella ufficiale se vorranno continuare ad utilizzare la piattaforma per ascoltare brani musicali.

La versione Premium ha un costo di 9,99 al mese, Family invece con 14,99 da accesso a ben sei account e per chi è studente esiste la versione scontata a soli 5 euro al mese. Attualmente Spotify conta all’incirca 159 milioni di utenti complessivi, di cui 71 mila a pagamento. Se le app craccate dovessero aumentare, i conti sarebbero ben diversi. Considerando anche il fatto che Spotify sta avviando le pratiche per poter andare in borsa e che molti investitori hanno suggerito un aumento delle tariffe poiché il marchio risulta attualmente in perdita.

[Foto: www.pcusb.it ]

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