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Alzheimer: l’importante scoperta di due ricercatori italiani

La Redazione - 29 marzo 2018
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29 marzo 2018
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Alzheimer

Le ricerche in merito all’Alzheimer continuano e sicuramente farà discutere la scoperta di un meccanismo che possa permettere di individuare la malattia. Lo studio, condotto dagli italiani Annalena Veneri e Matteo De Marco, verte sulle cause della perdita di memoria, che, secondo i due ricercatori italiani, si potrebbe individuare nella riduzione di dopamina nel cervello dei malati.

De Marco e la sua collega hanno pubblicato il loro studio su The Journal Of Alzheimer analizzando una zona del cervello nota come “area tegumentale ventrale”. In questo punto hanno riscontrato una riduzione di dopamina, molecola che si occupa di regolare la risposta emotiva negli esseri umani e che è associata a vari aspetti legati alla memoria, ma anche altre attività fisiologiche, tra cui quelle sessuali e artificiali come la ricezione di musica.

Risultati sull’esperimento fatto a più di 100 persone

I due ricercatori hanno compiuto un esperimento su centodieci pazienti, di cui cinquantuno sani. Trenta, invece, presentavano un disturbo lieve, mentre i restanti ventinove erano persone con una forma di Alzheimer di media intensità. “I nostri risultati” ha spiegato la Veneri, “dimostrano che se l’area tegumentale ventrale del cervello non produce la corretta quantità di dopamina, l’ippocampo non lavora in maniera efficace.”

La risonanza magnetica compiuta su questo campione di persone ha evidenziato proprio che l’ippocampo era di dimensioni ridotte nei pazienti malati, mentre in quelli sani era di forma molto più grande. Si tratta di una scoperta che dimostra quanto l’ippocampo, zona dove si accumulano i ricordi, senza una corretta produzione di dopamina, si riduca favorendo lo sviluppo della patologia nota come Alzheimer.

Gli studi, fanno sapere i due scienziati, devono proseguire, ma la strada tracciata sembra condurre verso nuovi e importanti risultati. Perché da ora in avanti si potranno monitorare i pazienti e avviare con loro percorsi di screening in modo da individuare i primi segnali legati all’Alzheimer.

Inoltre si potranno compiere delle diagnosi per combattere la malattia e rallentarne il progresso. Tutto gira intorno a questo neurotrasmettitore, la dopamina appunto, che come molecola ha una funzione vitale nel nostro cervello. Conoscendola meglio si potrà compiere un passo avanti non solo nella prevenzione ma anche nella cura per chi ha vuoti di memoria.

Le ricerche da compiere sono ancora tante ma i due scienziati, eccellenza italiana che lavora nel Regno Unito, più precisamente nell’Università di Sheffield, dovranno continuare a studiare l’ippocampo e altre aree del nostro cervello. Magari in futuro si potrà capire come somministrare in maniera farmacologica la dopamina e sviluppare questi neurotrasmettitori in modo artificiale, intervenendo sui pazienti che sono all’inizio del loro percorso con l’Alzheimer. Una risposta per migliaia di persone che, ogni anno, convivono e soffrono con questa patologia e che meritano una cura efficace.

[Foto: Il Giornale]

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