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Le intuizioni di Bruce Lee ispirano la serie tv Warrior

Alessandro Crupi - 16 luglio 2019
Alessandro Crupi
16 luglio 2019
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Bruce-Lee

Ne è trascorso tanto ma alla fine il tempo ha reso giustizia al grande Bruce Lee. Dopo 47 anni dalla serie ‘Kung-Fu’ scritta dall’attore ma interpretata negli States da David Carradine nel ruolo del monaco shaolin, adesso il progetto rivive diventando ‘Warrior’.

Bruce Lee rivive su Sky grazie alla figlia Shannon

Dieci episodi in onda in Italia su Sky Atlantic dal 15 luglio, che riportano alla luce gli scritti di Bruce Lee originari di ‘Kung-Fu’ del 1972. La serie-tv miscela la prorompente azione delle arti marziali alla denuncia sociale relativa allo stato degli immigrati cinesi in Usa nel 1800.

Proprio come egli stesso aveva messo nero su bianco vedendosi però scartato dal canale ABC, che per l’appunto preferì affidare la parte a Corradine.

Il merito è di sua figlia Shannon, la quale ha riportato alla luce l’obiettivo del padre: “Crescendo – ha affermato Shannon Lee – ho conosciuto la storia di mio padre che non è stato scelto per quella serie televisiva perché era cinese.

Alla fine del 2000, quando l’archivio di mio padre, con scritti, foto e cimeli, è entrato in mio possesso mi sono imbattuta in un trattamento di 8 pagine per questo spettacolo (fonte www.leggo.it)”.

Warrior parente stretto del ‘Kung-Fu’ di Bruce Lee

Warrior, infatti, segue la trama originaria di ‘Kung-Fu’ ideata da Bruce Lee e vede protagonista Ah Sham, grande artista marziale. Nipote di un americano ma cresciuto in Cina, alla fine del XIX secolo giunge a San Francisco per cercare sua sorella entrando a far parte di una forte famiglia criminale cinese.

Ben presto si trova nel bel mezzo delle Tong Wars, le guerre tra gangs rivali della Chinatown di San Francisco. “Mio padre – ha dichiarato a questo proposito Shannon Lee – voleva che questo personaggio fosse un immigrato, che arriva negli Stati Uniti dopo la Guerra Civile e prima del Chinese Exclusion Act, quando le ferrovie erano finite e la corsa all’oro stava finendo.

Mio padre aveva l’obiettivo primario di riflettere l’autentica esperienza cinese e la sua esperienza a Hollywood. Per questo non voleva solo film di azione, ma cercava anche motivazione emotiva (www.leggo.it)”.

(Foto: www.tg24.sky.it)

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