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Mia Martini – Io sono Mia. La trama e il successo

Alessandro Crupi - 14 febbraio 2019
Alessandro Crupi
14 febbraio 2019
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Mia-Martini

Non poteva avere epilogo migliore il film-fiction su Mia Martini, indimenticata e indimenticabile cantante (e anche cantautrice) della musica italiana. Un completo successo di pubblico per “Io sono Mia” con ben 7 milioni e 727mila spettatori e uno share del 31% per rendere omaggio ad una voce e al valore umano e professionale di una’artista che, non a caso, in molti accostano come valore assoluto a Mina e scomparsa improvvisamente il 12 maggio del 1995.

La storia della grande artista Mia Martini

La pellicola che ripercorre la complessa vicenda di Mia Martini, diretta da Riccardo Donna e prodotta da Luca Barbareschi, è stata interpretata magistralmente dall’attrice e cantante napoletana Serena Rossi.

“Io sono Mia” inizia dal momento della rinascita di Mimì sul palco dell’Ariston del Festival di Sanremo 1989 quando canta la stupenda canzone “Almeno tu nell’Universo”, che non ottenne sicuramente il giusto riconoscimento generale con il nono posto finale ma che ricevette il premio della critica.

Erano sei lunghi anni che Mia Martini era praticamente sparita dalla vista del grande pubblico soprattutto a causa di una forte depressione, prodotta soprattutto dalle maldicenze nei suoi riguardi che di fatto l’avevano privata del suo lavoro-missione. Le insistenti voci di portare sfortuna avevano distrutto la sua vita, che si chiamava musica portandola ad un passo dal baratro.

Poi il riscatto e il film si snoda attraverso un’intervista alla stessa Mia Martini (Serena Rossi) dietro le quinte di quel Festival di Sanremo in cui racconta la sua esistenza.

Il difficile inizio, il trasferimento a Milano da Bagnara Calabra, sua terra d’origine, per coronare il sogno e calcare palcoscenici importanti, il travagliato rapporto con il padre, recuperato negli ultimi anni di vita, la travolgente quanto complicata storia d’amore con Ivano Fossati per poi arrivare al momento centrale: il timbro sporco di fango delle malevoli dicerie nei suoi confronti.

Una fiction per rendere giustizia alla cantante

Fossati e Renato Zero, grande amico di Mia Martini, hanno chiesto di non essere citati nel film. E infatti l’amore di Mimì viene identificato nel film con il fotografo immaginario Andrea, così come di fantasia è il personaggio Anthony.

Nell’ambiente di Mia Martini si fece girare la voce che portasse sfortuna al punto da condizionarne seriamente la carriera isolandola. Da qui la depressione, gli alti e bassi fino all’applaudito ritorno a Sanremo nel 1989 e, purtroppo, al drammatico epilogo di sei anni dopo.

“La produzione, Luca Barbareschi in particolare, l’aveva detto: non doveva essere la storia di una brava interprete, ma quella della violenza e della discriminazione subita da Mimì. Una denuncia e una sorta di risarcimento (fonte www.corriere.it)”, ha dichiarato Serena Rossi.

Uno stile unico e inimitabile

Nella colonna sonora di “Io sono Mia” c’è anche un brano inedito dell’artista reggina custodito per tanti anni da Caterina Caselli e riproposto per renderle giustizia. Sono in tanti, soprattutto i più giovani, ad aver scoperto la grandezza e, nello stesso tempo, i torti subìti da un autentico fuoriclasse interprete della musica italiana.

Di Mia Martini parlano brani-capolavoro come “Minuetto”, “Piccolo uomo”, “E non finisce mica il cielo”, “Gli uomini non cambiano”, tanto per citare i più noti e la sua voce unica. Soave ma anche molto energica che ammaliò anche il grande Charles Aznavour che, più volte, si esibì in impareggiabili duetti con lei. Grande successo per lei a livello internazionale e tanti riconoscimenti tra cui il Festivalbar (vinto due volte), la vittoria al World Popular Song Festival Yamaha del 1977 e due Telegatti.

(Foto: www.bergamonews.it)

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