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Strage Orlando: familiari citano i social network per il ‘supporto materiale’ all’Isis

Gianfranco Mingione - 20 dicembre 2016
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20 dicembre 2016
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Social media a prova di terroristi? Dopo l’attentato al gay club Pulse di Orlando, negli Stati Uniti, alcuni familiari delle vittime hanno fatto causa a Facebook, Twitter e Google per aver fornito account al gruppo terroristico dell’Isis. Un’accusa che punta il dito contro il “supporto materiale” dato dai social network che, secondo i familiari, avrebbe contribuito a diffondere la propaganda dello Stato islamico, oltre a radicalizzare Omar Mateen, l’attentatore della strage al gay club Pulse di Orlando.

Social network complici della crescita esplosiva dell’Isis. Il procedimento civile è stato avviato nel distretto orientale del Michigan. Quanto segue è quello che si legge nella citazione con la quale le famiglie di tre vittime chiamano in causa i social network: “hanno fornito al gruppo terroristico dell’Isis account usati per diffondere la propaganda estremista, raccogliere fondi e attrarre nuove reclute”. E poi: “Senza Twitter, Facebook e Google (YouTube), la crescita esplosiva dell’Isis degli ultimi anni nel gruppo terroristico più temuto al mondo non sarebbe stata possibile”.

La strage. Era il 12 giugno scorso quando Omar Mateen, ex guardia giurata di 29 anni, sparo all’impazzata sui clienti presenti al gay club Pulse di Orlando. Una strage in cui persero la vita 49 persone ed altre 53 rimasero ferite. Il giovane è stato ucciso dalle forze polizia intervenute sul posto. Nonostante l’Isis abbia rivendicato l’attentato, le indagini svolte dopo l’accaduto, rivelarono che Mateen non era partecipe di alcun gruppo organizzato e aveva deciso di compiere quel gesto in maniera individuale.

(Foto: La Stampa)

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